"IL MISTERO CHE C'E'"
Sopra "Rapporto di un Regista su Alcune Giovani Attrici" di Roger A. Fratter



Decido di partire dalla fine, come piace a me e come sono certo piace anche a Fratter, che è anticonformista quanto il sottoscritto. Non sono d'accordo con chi - recentemente e pur con buon argomentare - ha definito l'ultimo e tra breve disponibile Rapporto di un Regista su Alcune Giovani Attrici il film del distacco o addirittura dell'abiura del regista dall'horror. Ci ho (ri)pensato e non sono d'accordo. Perché, a mio parere, in questo lavoro il mistero continua a resistere non meno cruento, eccome: con quale altro termine circoscrivere il dibattersi del protagonista/regista Speller/Fratter negli incantevoli labirinti delle tre Furie che a vario titolo lo circuiscono? Ed a quale perversione personale addebitare il macchinare subdolo dell'uomo al centro del femmineo mirino, che solo nel sottofinale si svela in tutto il suo tortuoso machiavellismo? Ancora - stavolta scopertamente -: cosa stanno a significare le ripetute, enigmatiche inquadrature di Speller che studia ed è studiato dalla quarta donna (qui Verhoeven potrebbe anche entrarci) della storia,  colei che alla fine, apparentemente, l'avrà vinta sulla sua complicata libertà? La risposta credo sia una sola e si riferisce al mistero che egli subisce, alimenta, scambia, smonta, per l'unico vero soggetto del quale realmente gli importi e che non è l'horror gotico, non è lo splatter, né tantomeno il trash: mezzi a volte utili ad esprimersi prendendo scorciatoie della forma prive di dazio ed alle quali, chissà, un giorno potrà anche tornare. Il mistero che c'è lo stesso è la donna, più che l'attrice. Mistero semplice e carnale, desiderato e venefico. Autentico continente sconosciuto. Valido per questo come, alla fine, per tutti gli altri suoi film. Il mistero di Fratter che c'è e continua ad esistere…

Marco Locatelli
Direttore Artistico Festival Internazionale del Cinema d'Arte di Bergamo